LA
PALESTINA DEL MANDATO: IMMAGINI E
PAROLE
Nei primi vent’anni del Mandato Britannico due
italiani, un inglese, un tedesco e un francese si recarono più volte in
Palestina...
A dirla così, sembra l’inizio dell’ennesima
barzelletta più o meno antisemita. Niente di più falso, anche se è vero che la
Palestina appena inventata grazie alla sconfitta e al crollo dell’Impero
ottomano divenne ben presto una delle mete preferite di personaggi diversissimi
tra loro, accomunati solo dal fascino che si sprigionava – e si sprigiona
tuttora – da quelle terre-ponte tra Oriente e Occidente. Divenne anche,
pubblicamente, il miraggio di molti ebrei europei che, libro di Herzl alla
mano, pensavano di potere in breve tempo risolvere tutti i loro problemi di cittadini
non-amati, non-integrati, non-riconosciuti, non-rispettati.
Aspettative diverse, dunque, accomunavano le
centinaia di ebrei e gentili che affollavano le rotte marittime in direzione di
Haifa, cioè dell’unico, rozzo porto palestinese, abbordabile solo con spirito
di avventura e tanta pazienza.
La recente mostra di fotografie del Fondo Luciano
Morpurgo realizzata dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
e la pubblicazione del relativo catalogo (Palestina
1927, Roma 2001) hanno innescato in chi scrive una serie di “collegamenti
ipertestuali”, come si dice in gergo informatico, di cui sembra giusto rendere
conto.
Partiamo appunto dal catalogo, prezioso,
documentato, ricco di informazioni e discutibile sul piano di molte delle
riproduzioni fotografiche (oltre che su quello del prezzo).
Tra i molti saggi che lo compongono, due in
particolare – quello di N.N. Perez (Intorno
a Morpurgo: gli anni Venti e la fase romantica della fotografia in terra
d’Israele) e quello si S. Della Seta (1927:
passaggio in Palestina) – si prestano a essere i fili conduttori della
presente riflessione.
Scrive il primo: “[...] in Terra d’Israele ogni
nuova ondata di emigranti portò con sé i propri fotografi che a loro volta
influenzarono l’attività fotografica nel Paese. [...] La fotografia fu
strumentale nella creazione di una coscienza e di una memoria collettive
cariche di contraddizioni e di pregiudizi, inevitabili in quel momento storico
e in quella fase di costruzione nazionale” (pp. 22-23). L’autore ricorda poi,
superficialmente, i “fotografi itineranti che visitarono la Terra Santa nei
primi decenni del Novecento e che crearono un importante corpus di immagini: fra loro Luciano Morpurgo. [...] Le foto
scattate da questi turisti ebrei, se raffrontate a quelle dei loro colleghi
residenti in Palestina, sembrano riflettere una visione più moderna [...]
giacché si tratta di individui pienamente coinvolti nella vita creativa e
artistica dei loro Paesi d’origine [...]” (p. 24).
In realtà questi fotografi non erano assimilabili
tutti ai turisti, anzi: per esempio, quasi nessuno di quelli di cui ci
occuperemo in questa sede lo era: Luciano Morpurgo era un fotografo-editore,
Roberto Almagià un geografo, Georg Landauer un attivista sionista, Albert
Londres (del quale ci occuperemo però per i suoi réportage) un giornalista.
Solo l’Anonimo Scozzese sembrerebbe esserlo stato, qualora non si propenda per
un militare dell’esercito inglese approdato in Palestina nell’espletamento del
suo mestiere e turista nel tempo libero, o forse, con migliore approssimazione,
un pellegrino.
Appare singolare, nel saggio di S. Della Seta, la
scarsa attenzione biografica rivolta all’accompagnatore di Morpurgo nella
spedizione del 1927 che culminerà nella pubblicazione di un prezioso volume
(oggi una vera rarità bibliografica) presso lo stesso Morpurgo in qualità di
editore. In quell’anno, infatti, Roberto Almagià ripercorreva le polverose
strade palestinesi sicuramente per la seconda volta, attirato lì non solo dalla
sua professione ma anche (e forse soprattutto) dall’essere egli stesso ebreo
(un particolare non secondario che nel catalogo non compare).
Lo studioso aveva pubblicato un primo saggio sulla
Palestina già nel 1918: si intitolava La
questione della Palestina.[1]
Otto anni dopo, il titolo di un articolo pubblicato su “L’Universo” non lascia
alcun dubbio sull’esperienza del suo autore (Un’escursione in Palestina), così come le Note sulla Palestina meridionale pubblicate sulla stessa rivista
tre anni dopo sono nello stesso tempo il frutto del viaggio compiuto insieme a
Morpurgo e l’antefatto del volume uscito nel 1930.
A coronamento di questo profondo (verrebbe da
dire, a ragione, “viscerale”) interesse per la Palestina Almagià si fa
estensore di buona parte dell’omonima voce del volume XXVI dell’Enciclopedia
Italiana Treccani, uscito nel 1935.[2]
Almagià firma moltissime delle immagini che
corredano i suoi saggi e pure nel volume morpurghiano, come vedremo, ve ne sono
alcune.
Anche Londres era stato in Palestina appena finita
la guerra, nel 1919, sia pure di passaggio, nell’ambito di una serie di
réportages da Siria, Libano ed Egitto.[3]
Vi ritornerà poi, per ben due volte in pochi mesi, nel 1929 con maggiore
cognizione di causa, prima inseguendo il “suo” ebreo errante dall’Europa
orientale alle dune di Tel Aviv, poi a causa della prima grande rivolta araba
nei confronti dei nuovi arrivati.[4]
Questo sanguinoso episodio non segna solo le
cronache di Londres, che costituiscono i capitoli finali del suo lungo
réportage, ma si riflette anche sul libro di Almagià ormai quasi in fase di
stampa. Di fronte ai tragici avvenimenti l’autore si chiede se il suo libro non
risulti superato e se, quindi non vi debba nuovamente por mano. Tuttavia,
scrive lo studioso in calce alla prefazione, “è parso anzi miglior partito di
non mutar nulla, neppure in quelle pagine dove si esprime una certa fiducia
nella futura pacifica convivenza fra i diversi elementi oggi costituenti la
popolazione della Palestina. Al contrario, di fronte al dilagare di notizie
inesatte, talora errate fino all’assurdo e al ridicolo, di fronte ad
apprezzamenti lanciati con estrema leggerezza, soprattutto in giornali politici
e per opera di corrispondenti riversatisi frettolosamente in Palestina senza
alcuna preparazione o preparati solo a sostenere una tesi determinata a priori, è sembrato che uno scritto nel
quale sono esposti obiettivamente, senza nessuna particolare tendenza, i fatti
constatati, potesse tornare utile a scopo di sana informazione”.
Nel 1924-25 un altro “turista” ben poco interessato
al pittoresco si era recato in Terra Santa, oltre ad Almagià: si chiamava Georg
Landauer ed era un convinto sionista che spese tutta la sua vita prima nella
natia Germania, poi, dal 1934 alla morte (1954), in Palestina affinché il
maggior numero di ebrei tedeschi si trasferisse nella terra degli avi. Vi era
tornato poi nel 1933 armato di amore e di penna, nonché della voglia di farla
conoscere ai suoi ebrei di Germania, in particolare ai giovani. Ne venne fuori
un bellissimo libro, sorprendentemente pubblicato a Berlino, nel 1935, da un editore ebreo, per conto di un “club degli
lettori” ebraico.
Un “vero turista”, oggi peraltro non più
individuabile, potrebbe essere invece l’autore di una quarantina di foto
accuratamente conservate in un apposito album insieme a quelle acquistate in
loco presso lo studio fotografico dell’americano G. Eric Matson, tutte databili
agli anni successivi al 1924, epoca della costruzione della gerosolimitana
Chiesa di Tutte le Nazioni qui immortalata. Scrive nella presentazione al
pubblico l’attuale proprietario dell’album, l’Associazione Amici di Israele di
Gorizia: “L’album proviene dalla città scozzese di Aberdeen. Non si conosce il
nome del suo primo proprietario, né il motivo che lo aveva portato a
Gerusalemme. Era sicuramente scozzese, come si ricava non solo dalla
localizzazione dell’oggetto ma dall’uso di alcuni termini scozzesi invece che
inglesi nelle didascalie delle foto”. Le foto, in bianco e nero e “formato
cartolina”, sono conservate in un apposito album con la copertina di legno
sulla quale è dipinta una veduta di Gerusalemme.[5]
I contenuti
Adesso che abbiamo fatto una sommaria
presentazione dei protagonisti, possiamo procedere all’esame “tecnico” dei
materiali citati e, di conseguenza, a formulare un’ipotesi sulle loro finalità.
Partiamo da un semplice dato numerico: le foto
palestinesi[6] pubblicate
nell’Almagià sono 251, di cui 8 di
Almagià, 20 provenienti da altre fonti (Photoglob, Università Ebraica di
Gerusalemme e American Colony), e tutte le altre di Luciano Morpurgo.
Le foto del Landauer sono 188. Le referenze
fotografiche poste nella brochure che accoglie una carta geografica e le
didascalie indicano che, su quindici autori o detentori di copyright, 5 sono
ebrei tedeschi palestinesi e gli altri tedeschi residenti in Germania. Tra i
primi troviamo il Qeren Hayesod, nonché un Lou Landauer, quasi certamente un
parente di Georg, che insieme a P.S. Meyer di Mannheim è l’autore di oltre metà
degli scatti.[7]
Le foto dell’Anonimo Scozzese sono 59, di cui 24
acquistate presso lo Studio Matson.
Quali sono i contenuti di tutte queste immagini?
Proviamo ad analizzarle, con il commento, ove
possibile, del giornalista Londres.[8]
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LANDAUER |
MORPURGO/ALMAGIÀ |
ANON. SCOZZESE |
LONDRES |
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ABU GHOSH |
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Panorama |
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AFULA |
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Giardino dell’ospedale |
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Sinagoga |
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AGRICOLTURA |
AGRICOLTURA |
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AGRICOLTURA |
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Lavori in un pardes (4) |
Aratura |
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Medici, professori, avvocati, pittori, poeti, legatisi
alla terra, impugnarono il piccone e il badile. [...] Il giurista diventò sterratore, lo
studente diventò contadino. [...] Un ebreo pastore? Fino a quel momento avevo
conosciuto solo ebrei banchieri! (p. 245)
[...] con il denaro giunto da New York e da altrove i nuovi ebrei
acquistavano la Palestina pezzo per pezzo. Costruivano fabbriche, innalzavano
mulini, seminavano il grano, l’orzo, il mais, il tabacco, piantavano le
vigne, gli aranceti, i limoneti, i bananeti (p. 248) |
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AKKO |
AKKO |
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AKKO |
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Panorama |
Mercato |
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La guardavo da lontano [...] Pensavo a Napoleone, che
non vi è stato fortunato, alla moschea costruita all’ombra della sua
sconfitta e la cui cupola è uno dei più bei seni del cielo orientale. (p.
239) |
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Moschea |
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Pescatori |
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Porto |
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ASANYIE |
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Panorama |
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ASHDOD |
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Donna araba (2) |
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Palmeto |
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‘ATLIT |
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Castello dei Pellegrini |
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BEN SHEMEN |
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Edificio principale |
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BE’ERSHEVA‘ |
BE’ER
SHEVA‘ |
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Caffè arabo |
Cimitero inglese |
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Moschea |
Donna beduina |
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Negozio |
Donne beduine |
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Indigeni di tipo negro |
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Negozi |
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Pastore arabo che lava una pecora |
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Pozzo |
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Vecchio arabo |
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BETHLEHEM |
BETHLEHEM |
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Arabi |
Campana di Natale |
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Basilica della
Natività |
Basilica della
Natività |
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Donne (2) |
Collina dei pastori |
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Panorama |
Panorama |
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Tomba di Rachele |
Tomba di Rachele |
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Vista da sud |
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BE’ER YA‘AKOV |
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Bambina |
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BET ALFA |
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Colonia |
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Mosaico dell’antica sinagoga |
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BET
SHE‘ARIM |
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Qebutzah degli yugoslavi |
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BINYAMINA |
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Colonia |
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CAFARNAO (KEFAR NAHUM) |
CAFARNAO (KEFAR NAHUM) |
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Rovine della
sinagoga |
Disegno dell’arca santa |
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Ossario |
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Rovine della
sinagoga |
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DEGANYA |
DEGANYA |
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DEGANYA |
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Camera dell’alyiah dei giovani tedeschi |
Colonia |
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Le colonie, come essi chiamavano i villaggi, si
succedevano ad altre colonie fino a ricoperire il paese. I nomi che davano
loro cantavano la speranza: Tel Or,
la collina della luce; Deganya il
grano di Dio; [...] Tel Hay, la
collina della vita. (p. 246) |
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Chiusa sul Giordano |
Ingresso alla colonia |
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Lago di Kinneret e Transogiordania visti dall’asilo |
Lavoro nei campi |
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Panorama |
Panorama |
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EL GHISH |
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Rovine della sinagoga |
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EMEQ |
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Colonia del Qeren Hayesod |
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EZRAH |
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Ospedale privato |
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‘EN HAROD |
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Bagnanti |
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Bambini |
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Campi tra ‘En Harod e Geva’ |
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Panorama con il monte Gilboa |
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GALILEA |
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Panorama |
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GAZA (GHAZZAH) |
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Marina |
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Moschea distrutta |
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Tessitori |
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GEDERA |
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Panorama |
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GEDDA |
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Campi Stock |
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Colonia yugoslava (3) |
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Tenda di coloni |
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GERUSALEMME
(YERUSHALAYIM) |
GERUSALEMME
(YERUSHALAYIM) |
GERUSALEMME
(YERUSHALAYIM) |
GERUSALEMME
(YERUSHALAYIM) |
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Anfiteatro del M. Scopus |
Antico sepolcro ebraico |
Arabo |
[...] gli ebrei, i vecchi ebrei di Mosè, come tanti
magi appassiti si infilavano nelle viuzze a volta del santissimo labirinto.
(p. 252) [...] andavano tutti al Muro del Pianto
[...]Raggiungono il sacro luogo e subito lo toccano con le labbra e lo
accarezzano con la mano. I più anziani si sono portati lo sgabello e siedono
con gli occhi inondati d’estasi. (p. 252) Non è stato nell’aprile scorso, a Gerusalemme, [...] la
vigilia della festa musulmana di Nabi
Musa (il profeta Mosè, gli arabi hanno adottato Mosè) [che] valutavamo le
probabilità della calma e soprattutto le probabilità di disordini? (p. 256)
Tu, sbarbato, tosato, il caffettano buttato alle ortiche, il collo libero nel
colletto alla Danton, ti facevi bello tra i cafoni! Non dire di no. Ti ho
visto. Te ne andavi dietro a una bandiera, come il capitano di una squadra di
calcio, dritto come un vecchio pompiere. Quando così a lungo si è ispirata
pietà, si è tentati di voler ispirare rispetto. Ma quando ci si sta facendo
una nuova pelle, amico mio, non ci si mette sul balcone, altrimenti si
beccano brutte malattie. (p. 305) |
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Cammelli a Wadi Farah |
Basilica del M. Tabor (3) |
Arco dell’Ecce Homo |
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Centro medico “N.
Strauss” |
Chiesa del Santo
Sepolcro (2) |
Beduine |
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Cimitero ebraico nella valle del Kidron |
Coloni ebrei che costruiscono una strada |
Campanile crociato |
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Città Nuova |
Donne ebree che lavano |
Casa della Giudea |
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Città vecchia |
Generale Allenby (2) |
Chiesa dell’Assunzione |
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Chiesa delSanto
Sepolcro (6) |
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David’s
Street |
Getsemani |
Chiesa di tutte le Nazioni (2) |
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Ebrea bucariota |
Giovane colono ebreo con kova tembel |
Chiesa russa |
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Festa di Nabi
Musa (2) |
Grotta dei figli di Hezor |
Cittadella |
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Fontana all’entrata dell’Haram esh-Sherif |
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Getsemani e la Biblioteca Naz.le Ebraica |
Iscrizione di Teodoto |
Ebreo |
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Giovane ebreo persiano |
La hora |
Lavorazione della madreperla |
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Mercato (Suq) |
M. degli Olivi |
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L’Hotel King David, l’YMCA e la Banca Anglo-palestinese |
Militari inglesi |
Moschea dell’Ascensione |
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Le case del Wa’ad Leumi, del Qeren Hayesod e del Qeren
Qayemet |
Moschea di Omar (2) |
Moschea di Al Aqsa |
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Manifesti |
Moschea di Omar |
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Mea’ Shearim (4) |
Ospedale Hadassah |
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Ospedale italiano |
Musicista arabo |
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Museo Rockefeller |
Ospedale N.
Strauss |
Orto degli olivi (2) |
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Paesaggio vicino a Gerusalemme |
Panorama dal M.
degli Olivi |
Panorama dal M. degli
Olivi (3) |
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Panorama dalla Porta di Damasco |
Poliziotti di confine |
Porta di Damasco |
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Panorama sotto la neve |
Porta di Damasco |
Porta di Erode |
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Porta di Giaffa |
Porta di Giaffa |
Porta di Giaffa |
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Residenza dell’Alto Commissario |
Pozzi di Salomone |
Porta di S. Stefano |
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Tomba di
Assalonne |
Porta di Sion |
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Torre di Davide |
Quartiere arabo |
Porta Nuova |
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Vecchio quartiere ebraico |
Quartiere ebraico |
Roccia del M. Moriah |
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Via di Rehavia |
Ragazza scout |
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Vicino alla porta di Giaffa |
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Vista dal Palazzo Universitario su Transgiordania e
valle del Giordano |
Terza cinta di mura |
Via dolorosa (2) |
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Vista sulla valle del Giordano dal M. Scopus |
Tomba di
Assalonne |
Zona del Tempio |
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Tomba di David |
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Tomba di Gesù |
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Tomba di Giosafatte |
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Tomba di Maria |
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Tomba di Zaccaria |
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Tombe del Sinedrio (2) |
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Università (3) |
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Venditore di pane |
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GIAFFA (YAFO) |
GIAFFA (YAFO) |
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GIAFFA (YAFO) |
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Dalla spiaggia di Tel Aviv verso Giaffa |
Arabo in preghiera (2) |
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La porta che ci viene aperta non è grande. Giaffa non
ha un porto. Ecco il passaggio: unaa piccola strettoia tra due rocce dove il
mare spumeggia. Capisco come gli ebrei abbiano tanto a lungo aspettato a
tornare: l’entrata non è affatto invitante. (p. 230) |
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Fontana |
Fontana |
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Porto |
Spedizione degli aranci |
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GINEGAR |
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Dissodamento di terreni |
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Imboschimento |
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GIORDANO |
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Paesaggio |
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Uscita dal lago di Tiberiade |
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GIVAT BRENNER |
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Annaffiamento di un frutteto |
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Aranci |
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Autobus di Sharon |
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Ballo del Sabato |
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Bambini |
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Cactus in fiore |
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Case |
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Concerto del sabato |
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Donne che vanno al lavoro |
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Fiori d’arancio |
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Lavori in un frutteto |
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Mensa |
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Sabra |
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HAIFA |
HAIFA |
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Baia |
Anfiteatro delle Conferenze |
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Caffè arabo |
Apicultura |
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Capanne arabe |
Banca Anglo-Palestinese |
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Cementificio |
Barbiere arabo |
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Colonia di ebrei tedeschi |
Bazar (2) |
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Colpo d’occhio su una via |
Calzolaio |
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Entrata al M. Carmelo sal Wadi Rushmia |
Case per emigranti |
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Fabbrica di olio
Shemen |
Cementificio |
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Insegne di medici |
Fabbrica di olio
Shemen |
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Manifesti |
Mulini di Palestina |
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Monastero del Carmelo francese sul M. Carmelo |
Panorama dal M.
Carmelo |
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Nuovo Grande Cinema |
Pastori di capre |
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Ospedale della Qupat Holim sul M. Carmelo |
Portatrici di latte |
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Politecnico
(Technyon) |
Porto (2) |
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Rive |
Scuola dei Salesiani |
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Teatro all’aperto |
Setificio |
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Vie (3) |
Technyon |
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Vista dal M. Carmelo verso il porto |
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Vista dal mare verso il M. Carmelo |
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Vista dall’alto
del M. Carmelo sulla baia e i dintorni |
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Vista su Bat Galim |
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Vista sulla baia e la città |
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Vista sulla baia e i serbatoi della Shell |
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HEBRON |
HEBRON |
|
HEBRON |
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Portatore d’acqua al pozzo di David |
Casa di Abramo |
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Hebron è nella
Giudea, come dire tra le pietre. Diciottomila arabi, mille ebrei, mille vecchi
ebrei, non tutti anziani ma tutti vecchi: ebrei d’altri tempi, con peoth e
caffettani. Siamo a Hebron.
Niente di più orientale da offrire al turista. (p. [...]. (p. 267) Là vivono
mille ebrei. Non di quelli che dispiegano la bandiera sotto il muro del
Pianto; non mille fusti di Tel Aviv; nemmeno quei coloni duri e decisi della
piana di Jesrael. Mille ebrei che non erano affatto venuti in Palestina in
battello, ma in culla, mille eterni ebrei. [...] Amici degli arabi? Quasi. In
ogni caso, non nemici. Si conoscono tutti, anche per nome, si salutano da
dieci anni, da sempre. L’Hebron ebraica è famosa non per i suoi sentimenti
nazionalistici ma per la sua scuola talmudica. (p. 269) |
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Mura della grotta di Mahpelah |
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Panorama |
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Quercia di Abramo |
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Vecchio ebreo |
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HERZLYYA |
HERZLYYA |
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Trattori |
Colonia |
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HITTIN |
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|
Colonia |
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HULDA |
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Aratura |
|
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HULA |
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Accampamento beduino |
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Beduini (8) |
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Pozzo |
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Tessitura di stuoie |
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JENIN
(JANIN) |
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Moschea |
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JERICHO
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JERICHO |
JERICHO |
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Monte della Tentazione |
Case di fango |
Famiglia araba |
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Donna araba |
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Paesaggio della Giudea |
Donna beduina |
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Panorama da
Qallyiah sul Mar Morto e la Transgiordania |
Panorama |
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Via |
Ragazzo beduino |
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KEFAR BIR’IM |
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Rovine della sinagoga |
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KEFAR GIL’ADI |
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Case coloniche |
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Vigne |
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KEFAR HANOAR |
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Lezione agli orfani |
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KEFAR QANA |
KEFAR QANA |
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Panorama |
Monte dei Corni |
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Panorama |
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MAJDAL |
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Casa araba |
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Veduta |
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Paesaggio (3) |
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Riva transgiordana |
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MERHAVYA |
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Colonia |
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MERON |
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Rovine della sinagoga |
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METULLA |
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Accampamento di drusi |
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Drusi (2) |
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MIGDAL |
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Sanatorio |
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MONTE GARIZIM |
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Festa di Pesach dei samaritani |
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NABULUS
(SHEKHEM) |
NABLUS
(SHEKHEM) |
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Panorama |
Panorama |
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Trattori |
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NAHALAL |
NAHALAL |
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NAHALAL |
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Camion del latte Nahalal-Haifa |
Bambino ebreo |
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Sono felici. Si può pensare che la mia sia
un’affermazione a buon mercato. Sono andato a spasso per la Palestina. Ho
visto gli ebrei con in mano l’aratro. Passando ho gridato loro: “Shalom!” e ho dato un’occhiato alle
loro case. Avendo constatato che ognuno aveva un letto dove potersi stendere
di notte, ho detto: “Bene, bene!”. Ho visto i covoni di grano, e i bambini, accuditi tutti insieme, erano dei
bambini magnifici. La sera ho visto questi incredibili coltivatori, tornati
dai campi torridi, aprire una biblioteca. I libri che leggevano erano libri
da intellettuali. Ho visto anche donne duramente curvate sulla terra; si
rialzavano, venivano verso di voi e improvvisamente erano signore che camminavano. (p. 291-92) |
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Panorama (2) |
Colonia |
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Dopo il lavoro |
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Mensa dei bambini |
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Ragazza della Scuola agricola |
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Scuola agricola femminile |
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NAZARETH |
NAZARETH |
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NAZARETH |
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Centrale elettrica di Ruthenberg (2) |
Chiesa dell’Annunciazione |
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Monsieur Ruthenberg,
avete dato la luce al paese dei vostri antenati. In Russia, dove un
tempo eravate un cervellone, si sarebbero felicitati con voi per aver
sconfitto le tenebre. Qui gli arabi vi accusano di aver rubato la loro acqua.
I cristiani arricciano il naso davanti all’uomo che ha osato toccare il
Giordano. Adesso sarebbe bene circondare i vostri audaci lavori con fil di ferro
spinato. Siete felice? (p. 294) Rutthnberg sposò il Giordano allo Yarmulk,
Tolkowski piantò gli aranceti. Che storia meravigliosa! Ma insomma, ebreo
errante, dove avevi trovato il denaro? In tutto il mondo (p. 304). |
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‘En Harod
e M. Gilboa |
Fontana della Madonna |
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Ponte sul Giordano presso Tel Or |
Panorama |
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Scuola Qaduri ai piedi del M. Tabor |
Portatrice d’acqua |
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Veduta verso Emeq Yzre‘el |
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Vista su Mesheq Yagur |
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Vista su Nahalal |
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NEGEV |
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Paesaggio |
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NES ZIYYONA |
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Colonia |
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Scuola del Qeren Hayesod |
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PETAH TIQWAH |
PETAH TIQWA |
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Coltivazione di limoni |
Case della colonia |
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Scuola del Qeren Hayesod |