LA PALESTINA  DEL MANDATO: IMMAGINI E PAROLE

 

 

I protagonisti

 

Nei primi vent’anni del Mandato Britannico due italiani, un inglese, un tedesco e un francese si recarono più volte in Palestina...

A dirla così, sembra l’inizio dell’ennesima barzelletta più o meno antisemita. Niente di più falso, anche se è vero che la Palestina appena inventata grazie alla sconfitta e al crollo dell’Impero ottomano divenne ben presto una delle mete preferite di personaggi diversissimi tra loro, accomunati solo dal fascino che si sprigionava – e si sprigiona tuttora – da quelle terre-ponte tra Oriente e Occidente. Divenne anche, pubblicamente, il miraggio di molti ebrei europei che, libro di Herzl alla mano, pensavano di potere in breve tempo risolvere tutti i loro problemi di cittadini non-amati, non-integrati, non-riconosciuti, non-rispettati.

Aspettative diverse, dunque, accomunavano le centinaia di ebrei e gentili che affollavano le rotte marittime in direzione di Haifa, cioè dell’unico, rozzo porto palestinese, abbordabile solo con spirito di avventura e tanta pazienza.

La recente mostra di fotografie del Fondo Luciano Morpurgo realizzata dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e la pubblicazione del relativo catalogo (Palestina 1927, Roma 2001) hanno innescato in chi scrive una serie di “collegamenti ipertestuali”, come si dice in gergo informatico, di cui sembra giusto rendere conto.

Partiamo appunto dal catalogo, prezioso, documentato, ricco di informazioni e discutibile sul piano di molte delle riproduzioni fotografiche (oltre che su quello del prezzo).

Tra i molti saggi che lo compongono, due in particolare – quello di N.N. Perez (Intorno a Morpurgo: gli anni Venti e la fase romantica della fotografia in terra d’Israele) e quello si S. Della Seta (1927: passaggio in Palestina) – si prestano a essere i fili conduttori della presente riflessione.

Scrive il primo: “[...] in Terra d’Israele ogni nuova ondata di emigranti portò con sé i propri fotografi che a loro volta influenzarono l’attività fotografica nel Paese. [...] La fotografia fu strumentale nella creazione di una coscienza e di una memoria collettive cariche di contraddizioni e di pregiudizi, inevitabili in quel momento storico e in quella fase di costruzione nazionale” (pp. 22-23). L’autore ricorda poi, superficialmente, i “fotografi itineranti che visitarono la Terra Santa nei primi decenni del Novecento e che crearono un importante corpus di immagini: fra loro Luciano Morpurgo. [...] Le foto scattate da questi turisti ebrei, se raffrontate a quelle dei loro colleghi residenti in Palestina, sembrano riflettere una visione più moderna [...] giacché si tratta di individui pienamente coinvolti nella vita creativa e artistica dei loro Paesi d’origine [...]” (p. 24).

In realtà questi fotografi non erano assimilabili tutti ai turisti, anzi: per esempio, quasi nessuno di quelli di cui ci occuperemo in questa sede lo era: Luciano Morpurgo era un fotografo-editore, Roberto Almagià un geografo, Georg Landauer un attivista sionista, Albert Londres (del quale ci occuperemo però per i suoi réportage) un giornalista. Solo l’Anonimo Scozzese sembrerebbe esserlo stato, qualora non si propenda per un militare dell’esercito inglese approdato in Palestina nell’espletamento del suo mestiere e turista nel tempo libero, o forse, con migliore approssimazione, un pellegrino.

Appare singolare, nel saggio di S. Della Seta, la scarsa attenzione biografica rivolta all’accompagnatore di Morpurgo nella spedizione del 1927 che culminerà nella pubblicazione di un prezioso volume (oggi una vera rarità bibliografica) presso lo stesso Morpurgo in qualità di editore. In quell’anno, infatti, Roberto Almagià ripercorreva le polverose strade palestinesi sicuramente per la seconda volta, attirato lì non solo dalla sua professione ma anche (e forse soprattutto) dall’essere egli stesso ebreo (un particolare non secondario che nel catalogo non compare).

Lo studioso aveva pubblicato un primo saggio sulla Palestina già nel 1918: si intitolava La questione della Palestina.[1] Otto anni dopo, il titolo di un articolo pubblicato su “L’Universo” non lascia alcun dubbio sull’esperienza del suo autore (Un’escursione in Palestina), così come le Note sulla Palestina meridionale pubblicate sulla stessa rivista tre anni dopo sono nello stesso tempo il frutto del viaggio compiuto insieme a Morpurgo e l’antefatto del volume uscito nel 1930.

A coronamento di questo profondo (verrebbe da dire, a ragione, “viscerale”) interesse per la Palestina Almagià si fa estensore di buona parte dell’omonima voce del volume XXVI dell’Enciclopedia Italiana Treccani, uscito nel 1935.[2]

Almagià firma moltissime delle immagini che corredano i suoi saggi e pure nel volume morpurghiano, come vedremo, ve ne sono alcune.

Anche Londres era stato in Palestina appena finita la guerra, nel 1919, sia pure di passaggio, nell’ambito di una serie di réportages da Siria, Libano ed Egitto.[3] Vi ritornerà poi, per ben due volte in pochi mesi, nel 1929 con maggiore cognizione di causa, prima inseguendo il “suo” ebreo errante dall’Europa orientale alle dune di Tel Aviv, poi a causa della prima grande rivolta araba nei confronti dei nuovi arrivati.[4]

Questo sanguinoso episodio non segna solo le cronache di Londres, che costituiscono i capitoli finali del suo lungo réportage, ma si riflette anche sul libro di Almagià ormai quasi in fase di stampa. Di fronte ai tragici avvenimenti l’autore si chiede se il suo libro non risulti superato e se, quindi non vi debba nuovamente por mano. Tuttavia, scrive lo studioso in calce alla prefazione, “è parso anzi miglior partito di non mutar nulla, neppure in quelle pagine dove si esprime una certa fiducia nella futura pacifica convivenza fra i diversi elementi oggi costituenti la popolazione della Palestina. Al contrario, di fronte al dilagare di notizie inesatte, talora errate fino all’assurdo e al ridicolo, di fronte ad apprezzamenti lanciati con estrema leggerezza, soprattutto in giornali politici e per opera di corrispondenti riversatisi frettolosamente in Palestina senza alcuna preparazione o preparati solo a sostenere una tesi determinata a priori, è sembrato che uno scritto nel quale sono esposti obiettivamente, senza nessuna particolare tendenza, i fatti constatati, potesse tornare utile a scopo di sana informazione”.

Nel 1924-25 un altro “turista” ben poco interessato al pittoresco si era recato in Terra Santa, oltre ad Almagià: si chiamava Georg Landauer ed era un convinto sionista che spese tutta la sua vita prima nella natia Germania, poi, dal 1934 alla morte (1954), in Palestina affinché il maggior numero di ebrei tedeschi si trasferisse nella terra degli avi. Vi era tornato poi nel 1933 armato di amore e di penna, nonché della voglia di farla conoscere ai suoi ebrei di Germania, in particolare ai giovani. Ne venne fuori un bellissimo libro, sorprendentemente pubblicato a Berlino, nel 1935, da un editore ebreo, per conto di un “club degli lettori” ebraico.

Un “vero turista”, oggi peraltro non più individuabile, potrebbe essere invece l’autore di una quarantina di foto accuratamente conservate in un apposito album insieme a quelle acquistate in loco presso lo studio fotografico dell’americano G. Eric Matson, tutte databili agli anni successivi al 1924, epoca della costruzione della gerosolimitana Chiesa di Tutte le Nazioni qui immortalata. Scrive nella presentazione al pubblico l’attuale proprietario dell’album, l’Associazione Amici di Israele di Gorizia: “L’album proviene dalla città scozzese di Aberdeen. Non si conosce il nome del suo primo proprietario, né il motivo che lo aveva portato a Gerusalemme. Era sicuramente scozzese, come si ricava non solo dalla localizzazione dell’oggetto ma dall’uso di alcuni termini scozzesi invece che inglesi nelle didascalie delle foto”. Le foto, in bianco e nero e “formato cartolina”, sono conservate in un apposito album con la copertina di legno sulla quale è dipinta una veduta di Gerusalemme.[5]

 

I contenuti

 

Adesso che abbiamo fatto una sommaria presentazione dei protagonisti, possiamo procedere all’esame “tecnico” dei materiali citati e, di conseguenza, a formulare un’ipotesi sulle loro finalità.

Partiamo da un semplice dato numerico: le foto palestinesi[6] pubblicate nell’Almagià sono 251, di cui 8  di Almagià, 20 provenienti da altre fonti (Photoglob, Università Ebraica di Gerusalemme e American Colony), e tutte le altre di Luciano Morpurgo.

Le foto del Landauer sono 188. Le referenze fotografiche poste nella brochure che accoglie una carta geografica e le didascalie indicano che, su quindici autori o detentori di copyright, 5 sono ebrei tedeschi palestinesi e gli altri tedeschi residenti in Germania. Tra i primi troviamo il Qeren Hayesod, nonché un Lou Landauer, quasi certamente un parente di Georg, che insieme a P.S. Meyer di Mannheim è l’autore di oltre metà degli scatti.[7]

Le foto dell’Anonimo Scozzese sono 59, di cui 24 acquistate presso lo Studio Matson.

Quali sono i contenuti di tutte queste immagini?

Proviamo ad analizzarle, con il commento, ove possibile, del giornalista Londres.[8]

 

LANDAUER

MORPURGO/ALMAGIÀ

ANON. SCOZZESE

LONDRES

 

 

 

 

ABU GHOSH

 

 

 

Panorama

 

 

 

 

 

 

 

AFULA

 

 

 

Giardino dell’ospedale

 

 

 

Sinagoga

 

 

 

 

 

 

 

AGRICOLTURA

AGRICOLTURA

 

AGRICOLTURA

Lavori in un pardes (4)

Aratura

 

Medici, professori, avvocati, pittori, poeti, legatisi alla terra, impugnarono il piccone e il badile. [...]  Il giurista diventò sterratore, lo studente diventò contadino. [...] Un ebreo pastore? Fino a quel momento avevo conosciuto solo ebrei banchieri! (p. 245)  [...] con il denaro giunto da New York e da altrove i nuovi ebrei acquistavano la Palestina pezzo per pezzo. Costruivano fabbriche, innalzavano mulini, seminavano il grano, l’orzo, il mais, il tabacco, piantavano le vigne, gli aranceti, i limoneti, i bananeti (p. 248)

 

 

 

 

AKKO

AKKO

 

AKKO

Panorama

Mercato

 

 

La guardavo da lontano [...] Pensavo a Napoleone, che non vi è stato fortunato, alla moschea costruita all’ombra della sua sconfitta e la cui cupola è uno dei più bei seni del cielo orientale. (p. 239)

 

Moschea

 

 

 

Pescatori

 

 

 

Porto

 

 

 

 

 

 

ASANYIE

 

 

 

Panorama

 

 

 

 

 

 

 

 

ASHDOD

 

 

 

Donna araba (2)

 

 

 

Palmeto

 

 

 

 

 

 

 

‘ATLIT

 

 

 

Castello dei Pellegrini

 

 

 

 

 

 

BEN SHEMEN

 

 

 

Edificio principale

 

 

 

 

 

 

 

BE’ERSHEVA‘

BE’ER SHEVA‘

 

 

Caffè arabo

Cimitero inglese

 

Moschea

Donna beduina

 

Negozio

Donne beduine

 

 

Indigeni di tipo negro

 

 

Negozi

 

 

Pastore arabo che lava una pecora

 

 

Pozzo

 

 

Vecchio arabo

 

 

 

 

 

BETHLEHEM

BETHLEHEM

 

Arabi

Campana di Natale

 

Basilica della Natività

Basilica della Natività

 

Donne (2)

Collina dei pastori

 

Panorama

Panorama

 

Tomba di Rachele

Tomba di Rachele

 

 

Vista da sud

 

 

 

 

BE’ER YA‘AKOV

 

 

Bambina

 

 

 

 

 

BET ALFA

 

 

Colonia

 

 

Mosaico dell’antica sinagoga

 

 

 

 

 

BET SHE‘ARIM

 

 

Qebutzah degli yugoslavi

 

 

 

 

 

BINYAMINA

 

 

Colonia

 

 

 

 

CAFARNAO (KEFAR NAHUM)

CAFARNAO (KEFAR NAHUM)

 

Rovine della sinagoga

Disegno dell’arca santa

 

 

Ossario

 

 

 

Rovine della sinagoga

 

 

 

 

 

 

DEGANYA

DEGANYA

 

DEGANYA

Camera dell’alyiah dei giovani tedeschi

Colonia

 

Le colonie, come essi chiamavano i villaggi, si succedevano ad altre colonie fino a ricoperire il paese. I nomi che davano loro cantavano la speranza: Tel Or, la collina della luce; Deganya il grano di Dio; [...] Tel Hay, la collina della vita. (p. 246)

Chiusa sul Giordano

Ingresso alla colonia

 

 

Lago di Kinneret e Transogiordania visti dall’asilo

Lavoro nei campi

 

 

Panorama

Panorama

 

 

 

 

 

 

 

EL GHISH

 

 

 

Rovine della sinagoga

 

 

 

 

 

 

 

EMEQ

 

 

 

Colonia del Qeren Hayesod

 

 

 

 

 

 

EZRAH

 

 

 

Ospedale privato

 

 

 

 

 

 

 

‘EN HAROD

 

 

 

Bagnanti

 

 

 

Bambini

 

 

 

Campi tra ‘En Harod e Geva’

 

 

 

Panorama con il monte Gilboa

 

 

 

 

 

 

 

GALILEA

 

 

 

Panorama

 

 

 

 

 

 

 

 

GAZA (GHAZZAH)

 

 

 

Marina

 

 

 

Moschea distrutta

 

 

 

Tessitori

 

 

 

 

 

 

GEDERA

 

 

 

Panorama

 

 

 

 

 

 

 

 

GEDDA

 

 

 

Campi Stock

 

 

 

Colonia yugoslava (3)

 

 

 

Tenda di coloni

 

 

 

 

 

 

GERUSALEMME (YERUSHALAYIM)

GERUSALEMME (YERUSHALAYIM)

GERUSALEMME (YERUSHALAYIM)

GERUSALEMME (YERUSHALAYIM)

Anfiteatro del M. Scopus

Antico sepolcro ebraico

Arabo

[...] gli ebrei, i vecchi ebrei di Mosè, come tanti magi appassiti si infilavano nelle viuzze a volta del santissimo labirinto. (p. 252)

[...] andavano tutti al Muro del Pianto [...]Raggiungono il sacro luogo e subito lo toccano con le labbra e lo accarezzano con la mano. I più anziani si sono portati lo sgabello e siedono con gli occhi inondati d’estasi. (p. 252)

Non è stato nell’aprile scorso, a Gerusalemme, [...] la vigilia della festa musulmana di Nabi Musa (il profeta Mosè, gli arabi hanno adottato Mosè) [che] valutavamo le probabilità della calma e soprattutto le probabilità di disordini? (p. 256) Tu, sbarbato, tosato, il caffettano buttato alle ortiche, il collo libero nel colletto alla Danton, ti facevi bello tra i cafoni! Non dire di no. Ti ho visto. Te ne andavi dietro a una bandiera, come il capitano di una squadra di calcio, dritto come un vecchio pompiere. Quando così a lungo si è ispirata pietà, si è tentati di voler ispirare rispetto. Ma quando ci si sta facendo una nuova pelle, amico mio, non ci si mette sul balcone, altrimenti si beccano brutte malattie. (p. 305)

Cammelli a Wadi Farah

Basilica del M. Tabor (3)

Arco dell’Ecce Homo

 

Centro medico “N. Strauss”

Chiesa del Santo Sepolcro (2)

Beduine

 

Cimitero ebraico nella valle del Kidron

Coloni ebrei che costruiscono una strada

Campanile crociato

 

Città Nuova

Donne ebree che lavano

Casa della Giudea

 

Città vecchia

Generale Allenby (2)

Chiesa dell’Assunzione

 

 

 

Chiesa delSanto Sepolcro (6)

 

David’s Street

Getsemani

Chiesa di tutte le Nazioni (2)

 

Ebrea bucariota

Giovane colono ebreo con kova tembel

Chiesa russa

 

Festa di Nabi Musa (2)

Grotta dei figli di Hezor

Cittadella

 

Fontana all’entrata dell’Haram esh-Sherif

I tre Gran Rabbini

Ebrei ortodossi

 

Getsemani e la Biblioteca Naz.le Ebraica

Iscrizione di Teodoto

Ebreo

 

Giovane ebreo persiano

La hora

Lavorazione della madreperla

 

I tre Gran Rabbini d’Israele

Mercato (Suq)

M. degli Olivi

 

L’Hotel King David, l’YMCA e la Banca Anglo-palestinese

Militari inglesi

Moschea dell’Ascensione

 

Le case del Wa’ad Leumi, del Qeren Hayesod e del Qeren Qayemet

Moschea di Omar (2)

Moschea di Al Aqsa

 

Manifesti

Muro del Pianto

Moschea di Omar

 

Mea’ Shearim (4)

Ospedale Hadassah

Muro del pianto (2)

 

Muro del pianto (2)

Ospedale italiano

Musicista arabo

 

Museo Rockefeller

Ospedale N. Strauss

Orto degli olivi (2)

 

Paesaggio vicino a Gerusalemme

Panorama dal M. degli Olivi

Panorama dal M. degli Olivi (3)

 

Panorama dalla Porta di Damasco

Poliziotti di confine

Porta di Damasco

 

Panorama sotto la neve

Porta di Damasco

Porta di Erode

 

Porta di Giaffa

Porta di Giaffa

Porta di Giaffa

 

Residenza dell’Alto Commissario

Pozzi di Salomone

Porta di S. Stefano

 

Tomba di Assalonne

Processione di Nabi Musa

Porta di Sion

 

Torre di Davide

Quartiere arabo

Porta Nuova

 

Vecchio quartiere ebraico

Quartiere ebraico

Roccia del M. Moriah

 

Via di Rehavia

Ragazza scout

 

 

Vicino alla porta di Giaffa

 

 

 

Vista dal Palazzo Universitario su Transgiordania e valle del Giordano

Terza cinta di mura

Via dolorosa (2)

 

Vista sulla valle del Giordano dal M. Scopus

Tomba di Assalonne

Zona del Tempio

 

 

Tomba di David

 

 

 

Tomba di Gesù

 

 

 

Tomba di Giosafatte

 

 

 

Tomba di Maria

 

 

 

Tomba di Zaccaria

 

 

 

Tombe del Sinedrio (2)

 

 

 

Università (3)

 

 

 

Venditore di pane

 

 

 

 

 

 

GIAFFA (YAFO)

GIAFFA (YAFO)

 

GIAFFA (YAFO)

Dalla spiaggia di Tel Aviv verso Giaffa

Arabo in preghiera (2)

 

La porta che ci viene aperta non è grande. Giaffa non ha un porto. Ecco il passaggio: unaa piccola strettoia tra due rocce dove il mare spumeggia. Capisco come gli ebrei abbiano tanto a lungo aspettato a tornare: l’entrata non è affatto invitante. (p. 230)

Fontana

Fontana

 

 

Porto

Spedizione degli aranci

 

 

 

 

 

 

 

GINEGAR

 

 

 

Dissodamento di terreni

 

 

 

Imboschimento

 

 

 

 

 

 

 

GIORDANO

 

 

 

Paesaggio

 

 

 

Uscita dal lago di Tiberiade

 

 

 

 

 

 

GIVAT BRENNER

 

 

 

Annaffiamento di un frutteto

 

 

 

Aranci

 

 

 

Autobus di Sharon

 

 

 

Ballo del Sabato

 

 

 

Bambini

 

 

 

Cactus in fiore

 

 

 

Case

 

 

 

Concerto del sabato

 

 

 

Donne che vanno al lavoro

 

 

 

Fiori d’arancio

 

 

 

Lavori in un frutteto

 

 

 

Mensa

 

 

 

Sabra

 

 

 

 

 

 

 

HAIFA

HAIFA

 

 

Baia

Anfiteatro delle Conferenze

 

 

Caffè arabo

Apicultura

 

 

Capanne arabe

Banca Anglo-Palestinese

 

 

Cementificio

Barbiere arabo

 

 

Colonia di ebrei tedeschi

Bazar (2)

 

 

Colpo d’occhio su una via

Calzolaio

 

 

Entrata al M. Carmelo sal Wadi Rushmia

Case per emigranti

 

 

 

Fabbrica di olio Shemen

Cementificio

 

 

Insegne di medici

Fabbrica di olio Shemen

 

 

Manifesti

Mulini di Palestina

 

 

Monastero del Carmelo francese sul M. Carmelo

Panorama dal M. Carmelo

 

 

Nuovo Grande Cinema

Pastori di capre

 

 

Ospedale della Qupat Holim sul M. Carmelo

Portatrici di latte

 

 

Politecnico (Technyon)

Porto (2)

 

 

Rive

Scuola dei Salesiani

 

 

Teatro all’aperto

Setificio

 

 

Vie (3)

Technyon

 

 

Vista dal M. Carmelo verso il porto

 

 

 

Vista dal mare verso il M. Carmelo

 

 

 

Vista dall’alto del M. Carmelo sulla baia e i dintorni

 

 

 

Vista su Bat Galim

 

 

 

Vista sulla baia e la città

 

 

 

Vista sulla baia e i serbatoi della Shell

 

 

 

 

 

 

 

HEBRON

HEBRON

 

HEBRON

Portatore d’acqua al pozzo di David

Casa di Abramo

 

Hebron è nella Giudea, come dire tra le pietre. Diciottomila arabi, mille ebrei, mille vec­chi ebrei, non tutti anziani ma tutti vecchi: ebrei d’altri tempi, con peoth e caffettani.

Siamo a Hebron. Niente di più orientale da offrire al turista. (p. [...]. (p. 267) Là vivono mille ebrei. Non di quelli che dispiegano la bandiera sotto il muro del Pianto; non mille fusti di Tel Aviv; nemmeno quei coloni duri e decisi della piana di Jesrael. Mille ebrei che non erano affatto venuti in Palestina in battello, ma in culla, mille eterni ebrei. [...] Amici degli arabi? Quasi. In ogni caso, non nemici. Si conoscono tutti, anche per nome, si salutano da dieci anni, da sempre. L’Hebron ebraica è famosa non per i suoi senti­menti nazionalistici ma per la sua scuola talmudica. (p. 269)

 

Mura della grotta di Mahpelah

 

 

 

Panorama

 

 

 

Processione di Nabi Musa

 

 

 

Quercia di Abramo

 

 

 

Vecchio ebreo

 

 

 

 

 

 

HERZLYYA

HERZLYYA

 

 

Trattori

Colonia

 

 

 

 

 

 

 

HITTIN

 

 

 

Colonia

 

 

 

 

 

 

 

HULDA

 

 

 

Aratura

 

 

 

 

 

 

 

HULA

 

 

 

Accampamento beduino

 

 

 

Beduini (8)

 

 

 

Pozzo

 

 

 

Tessitura di stuoie

 

 

 

 

 

 

 

JENIN (JANIN)

 

 

 

Moschea

 

 

 

 

 

 

JERICHO

JERICHO

JERICHO

 

Monte della Tentazione

Case di fango

Famiglia araba

 

Mar Morto, costa transgiordana

Donna araba

 

 

Paesaggio della Giudea

Donna beduina

 

 

Panorama da Qallyiah sul Mar Morto e la Transgiordania

Panorama

 

 

Via

Ragazzo beduino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KEFAR BIR’IM

 

 

 

Rovine della sinagoga

 

 

 

 

 

 

 

KEFAR GIL’ADI

 

 

 

Case coloniche

 

 

 

Vigne

 

 

 

 

 

 

 

KEFAR HANOAR

 

 

 

Lezione agli orfani

 

 

 

 

 

 

 

KEFAR QANA

KEFAR QANA

 

 

Panorama

Monte dei Corni

 

 

 

Panorama

 

 

 

 

 

 

MAJDAL

 

 

 

Casa araba

 

 

 

Veduta

 

 

 

 

 

 

 

MAR MORTO

 

 

 

Paesaggio (3)

 

 

 

Riva transgiordana

 

 

 

 

 

 

 

MERHAVYA

 

 

 

Colonia

 

 

 

 

 

 

 

MERON

 

 

 

Rovine della sinagoga

 

 

 

 

 

 

 

METULLA

 

 

 

Accampamento di drusi

 

 

 

Drusi (2)

 

 

 

 

 

 

 

MIGDAL

 

 

 

Sanatorio

 

 

 

 

 

 

MONTE GARIZIM

 

 

 

Festa di Pesach dei samaritani

 

 

 

 

 

 

 

NABULUS (SHEKHEM)

NABLUS (SHEKHEM)

 

 

Panorama

Panorama

 

 

Trattori

 

 

 

 

 

 

 

NAHALAL

NAHALAL

 

NAHALAL

Camion del latte Nahalal-Haifa

Bambino ebreo

 

Sono felici. Si può pensare che la mia sia un’affermazione a buon mercato. Sono an­dato a spasso per la Palestina. Ho visto gli ebrei con in mano l’aratro. Passando ho gridato loro: “Shalom!” e ho dato un’occhiato alle loro case. Avendo constatato che ognuno aveva un letto dove potersi stendere di notte, ho detto: “Bene, bene!”. Ho visto i covoni di grano, e i  bambini, accuditi tutti insieme, erano dei bambini magnifici. La sera ho visto questi incredibili coltivatori, tornati dai campi torridi, aprire una biblioteca. I libri che leggevano erano libri da intellettuali. Ho visto anche donne duramente cur­vate sulla terra; si rialzavano, venivano verso di voi e improvvisamente erano signore che camminavano. (p. 291-92)

Panorama (2)

Colonia

 

 

 

Dopo il lavoro

 

 

 

Mensa dei bambini

 

 

 

Ragazza della Scuola agricola

 

 

 

Scuola agricola femminile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NAZARETH

NAZARETH

 

NAZARETH

Centrale elettrica di Ruthenberg (2)

Chiesa dell’Annunciazione

 

Monsieur Ruthenberg,  avete dato la luce al paese dei vostri antenati. In Russia, dove un tempo eravate un cervellone, si sarebbero felicitati con voi per aver sconfitto le tenebre. Qui gli arabi vi accusano di aver rubato la loro acqua. I cristiani arricciano il naso davanti all’uomo che ha osato toccare il Giordano. Adesso sarebbe bene circon­dare i vostri audaci lavori con fil di ferro spinato. Siete felice? (p. 294) Rutthnberg sposò il Giordano allo Yarmulk, Tolkowski piantò gli aranceti. Che storia meravigliosa! Ma insomma, ebreo errante, dove avevi trovato il denaro? In tutto il mondo (p. 304).

‘En Harod e M. Gilboa

Fontana della Madonna

 

 

Ponte sul Giordano presso Tel Or

Panorama

 

 

Scuola Qaduri ai piedi del M. Tabor

Portatrice d’acqua

 

 

Veduta verso Emeq Yzre‘el

 

 

 

Vista su Mesheq Yagur

 

 

 

Vista su Nahalal

 

 

 

 

 

 

 

 

NEGEV

 

 

 

Paesaggio

 

 

 

 

 

 

 

NES ZIYYONA

 

 

 

Colonia

 

 

 

Scuola del Qeren Hayesod

 

 

 

 

 

 

PETAH TIQWAH

PETAH TIQWA

 

 

Coltivazione di limoni

Case della colonia

 

 

 

Scuola del Qeren Hayesod