L'intervento che segue è firmato da Manuela Sadun Paggi, una delle donne più impegnate nel dialogo cristiano-ebraico e autrice di Dialogo guarigione del mondo - Sorgenti ebraiche, pubblicato nel 2002 dalle Edizioni Missionarie Italiane.
VALORI O PRECONCETTI?
Spesso confondiamo identità con identificazione. Identità è ciò che ci rende come siamo, è la nostra peculiarità con tutte le nostre appartenenze.e conoscenze che ci rende unici. Una cosa sconcertante, quando si ha a che fare soprattutto con persone dalla doppia appartenenza, è volerle tirare o spingere di qua o di là senza volerle ascoltare e lasciare dove sono e dove vogliono essere, magari di qua e di là.
E' certo che ciascuno in personalità complesse, poliedriche, vive, intense e sofferte si rispecchia, ci trova e vede ciò che è in grado di percepire e le inquadra secondo i propri limiti e pregiudizi, e il proprio linguaggio.
Ma, mi domando, i saggi e gli iniziati a chi appartengono? Noi siamo figli di una cultura complessa e poliedrica, parte di una cultura ancora più ampia e indecifrabile, ma ci ostiniamo a separare, contare, dividere, escludere, spingere o tirare senza capire che tutto quello che facciamo fuori di noi lo facciamo anche dentro di noi, limitando così coscienza, virtù e conoscenza anziché espanderle. Circoscrivere, catalogare, escludere o limitare una persona è toglierla da se stessa per inserirla, è definirla per poterla dominare e inquadrare, ma non comprendere né tanto meno amare e rispettare.
La cultura chiusa e separata è sterile per l'individuo e la collettività, è acculturazione e non cultura, è mortifera; senza fecondazione c'e sterilità, non c’è vitalità. Chi vive la vita è responsabile, va oltre i limiti e i confini consentiti, è creativo e porta con energia il suo specifico e unico contributo. I personaggi misti (e tutti lo siamo), se accettano di esser tali e come tali esprimersi e vivere pienamente, costituiscono un ponte, collegano le diversità, tessono legami, ampliano orizzonti in una identità ed esperienza arricchita; se alzano muri, si riducono, perdono energia, escludono, e si sentiranno sempre fuori posto ed emarginati, quando andranno al di là dei confini definiti, sempre pronti a giudicare e a esser giudicati e a dare esca a conflitti. Anziché essere autonomi saranno completamente eteronomi.
Sembrerebbe naturale poter rivendicare pienamente la doppia appartenenza, ma nulla nelle leggi e nella mentalità comune incoraggia e consente di assumere armoniosamente l’identità composita. L'identità è un pellegrinaggio interiore, è un processo creativo che ognuno deve assumere la responsabilità di portare sulle proprie spalle, non è identificazione e solidarietà con un gruppo precostituito dal quale aspettiamo ed esigiamo consensi e se non arrivano soffriamo e manipoliamo.
Se è ancora così non ci debbono meravigliare razzismo, antisemitismo e le guerre che si scatenano continuamente per difendere patrie, poteri e confini; nessuno lo vuole, ma tutti lo provocano. Personaggi come Bruno Hussar, Raimondo Panikkar, Gabriele Mandel, Paolo De Benedetti….e tutti coloro che a cavallo di più culture per nascita, per caso o per scelta impegnano la vita e creano ponti di solidarietà umana vanno valorizzati e non rigettati a favore solo di coloro che sono chiaramente catalogabili e definibili. Umanamente non è possibile imprigionare lo spirito. Se saremo accoglienti anziché escludenti saremo accolti anche noi senza correre sempre il rischio di essere esclusi e reietti. E ciascuno di noi potrà dare il meglio di sé in maniera da creare comunità, quando saremo capaci di accettarsi l’un l’altro, accettando le differenze che sono forza e ricchezza, allora il gruppo si unirà attraverso il dialogo in maniera armonica. Per arrivare a questo ci vuole un cambiamento di mentalità e di educazione.
Possiamo imparare a vivere autenticamente per svilupparci individualmente e collettivamente anziché esistere identificati con un gruppo separato in perenne difesa e quindi autodistruttivi, perché non ci rispettiamo e siamo estranei a noi stessi. Si tratta di imparare a vivere la nostra vita, a esprimersi, senza proiezioni, senza paure, senza maschere, senza falsi pudori alla ricerca di noi stessi, dei nostri compiti, col nostro specifico contributo da offrire attraverso il dialogo e l’apertura, e non silenziosi dietro le muraglie e dietro le siepi dove si annidano i nemici. Se la nostra sarà una cultura viva, autentica, che risponde ai nostri valori, se ciascuno di noi saprà immergersi nella vita anziché contentarsi e sottostare a una legge e a un conoscere astratto, arriveremo a Dio e alla Vita attraverso una coraggiosa e intera esperienza, avremo un senso per cui vivere: la nostra identità e diversità su cui basare la nostra sicurezza, che nessuno può scalfire perché sappiamo chi siamo, che sarà vera ricchezza e disponibilità per tutti.
Ma finché separiamo, dividiamo e creiamo passaporti e dogane siamo ben lontani da una possibilità di pace e di convivenza e, ripeto, la nostra mappa interiore sarà lo specchio di quella esterna. Allora, con le persone di dubbia, plurima o doppia appartenenza che cosa facciamo? dei capri espiatori? o proviamo ad ascoltarli per imparare ad ascoltare noi stessi? Possiamo appartenere a un gruppo, se avremo sviluppato la nostra individualità, o dovremo esser soli? Quale può essere il nuovo e giusto rapporto tra individuo e autorità e tra individui all’interno di una comunità o collettività? Quanta ricchezza e creatività c’è nelle persone che non si lasciano strumentalizzare e appartenere! Possiamo diventare figli dell’Umanità anche nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità, preservando le nostre radici. Promoviamo creatività, consapevolezza e autonomia anziché appiattimento o obbedienza che è sempre cieca.
Solo la consapevolezza ci può aiutare nei nostri dubbi, che non devono diventare certezze. Non assimilazione, non chiusura o acculturazione, ma consapevolezza e apertura. Nella promiscuità di oggi come possiamo orientarci? Usiamo il vecchio sistema e i vecchi metodi o ne inventiamo dei nuovi? Salviamo i nostri mondi chiusi e separati, anche con le guerre, o acquistiamo una consapevolezza che ci faccia essere aperti e vigili senza lasciarci inglobare? Come fornire questa coscienza e questa nuova educazione? Freud, Marx e Einstein insieme a tanti altri hanno rotto il muro delle certezze e del culto della ragione, hanno proposto una cultura altra, ma pochi hanno compreso e messo in pratica. Non c’è filosofia senza esperienza. Il vecchio sistema dei buoni e dei cattivi, della ghettizzazione, delle separazioni, del sado-masochismo e delle esclusioni, cioè del razzismo e delle discriminazioni, va abbandonato per ascoltare la sapienza e la saggezza senza giudicare, senza pregiudizi, e partecipare a una nuova umanità da risanare e risanabile.
Con tutti gli inevitabili matrimoni misti, anziché fare la guerra e la manipolazione conviene imparare il dialogo e la convivenza rispettosa e renderli una benedizione. Ogni segno di contraddizione è anche segno di unione. Ci si può lasciar appartenere non per escludere, ma per fungere da ponte, per collegare diversità in conflitto, per farsi campo di battaglia e di pace senza lasciarsi vincolare da precomprensioni, ma con onestà e responsabilità seguire la strada e la storia personale per sviluppare un esserci senza tentennamenti, senza limitare coscienza, virtù e conoscenza, ma aprendole con curiosità a mondi sconosciuti. Solo essendo se stessi fino in fondo e non aggregati si può essere liberi e creativi e portare con convinzione e coerenza il nostro contributo: allora saremo e ci sentiremo rispettati e a nostro agio. Allora saremo in grado di dare il meglio di noi stessi, di apprezzare gli altri, di essere capaci di costruire comunità, senza essere di parte, potremo lavorare per la riconciliazione e la pace che è la sola carta vincente ovunque siamo. Lasciare spazio a ogni persona, ascoltarla senza giudicare, anziché volerla convincere è imparare ad essere se stessi, è nascere alla vita insieme agli altri.
La monocultura uccide: prima seduce e moralizza e poi goccia a goccia vampirizza e riduce sacco vuoto senza scampo. Si crede di preservare intatta la verginale mentalità, ma, privati della propria identità, come in una campana di vetro, ci si trova la vita disseccata. A noi la scelta tra il branco e il rischio della solitudine, tra l’implacabile legge dello stormo e il volo solitario o piuttosto tendere alla saggia unione degli opposti e imparare dalla convivialità delle differenze.